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inserito il: 22-12-2009
L'OVAZIONE A CHAVEZ E IL TRATTATO SUL CLIMA
di Carl Beisner
Da Copenhagen. Nei giorni del vertice di Copenhagen ho sentito parlare ben poco di temperature o di scienza, al contrario ho sentito parlare moltissimo di politica e di soldi. Questo sia all’interno della Conferenza sia nelle strade (dove c’erano migliaia di persone con bandiere del Partito Comunista, con tanto di falce e martello, e bandiere dei Socialisti Internazionali).

Ma c’è un episodio che conferma  questa sensazione, ed è la risposta dei delegati dei governi alla tirata pronunciata dal presidente venezuelano Hugo Chavez la mattina del 17 dicembre.
Chavez, che ovviamente ha parlato 25 minuti invece dei 5 consentiti (immagino che dia per scontato che il tempo possa essere redistribuito come il denaro), ha detto all’assemblea che il processo a Copenhagen “non è democratico, non è inclusivo, ma non è che la realtà del nostro mondo; il mondo è infatti una dittatura imperiale… abbasso le dittature imperiali”. L’assemblea ha applaudito  vigorosamente.

Poi è andato avanti dicendo che c’era “un silenzioso e terribile spettro che si aggira nella sala”, il capitalismo. L’assemblea ha applaudito ancora più forte.

Ma quando ha concluso affermando “la nostra rivoluzione cerca di aiutare tutta la gente… Il socialismo, l’altro spettro che probabilmente vaga per questa sala, è la risposta per salvare il pianeta, il capitalismo è la strada per l’inferno… Combattiamo il capitalismo e facciamo che ci obbedisca”, la folla dei delegati – senza dubbio tutti funzionari pubblici sobri, obiettivi, imparziali – gli hanno tributato una standing ovation.

E’ questo – e non la scienza – che spinge la domanda per un trattato globale sul clima.