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inserito il: 7-1-2008
Prima l'aborto, poi lo sviluppo. Per l'ONU si fa così
di Samantha Singson
Il recente rapporto annuale dell’UNFPA (il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), afferma che la promozione dei “diritti riproduttivi” e della contraccezione, specialmente tra gli adolescenti, è la principale priorità nel lavoro dell’organizzazione. Con il pretesto che “ogni minuto 190 donne devono confrontarsi con la possibilità di una gravidanza non pianificata o non voluta – cosa che potrebbe essere facilmente evitata se solo quelle donne avessero accesso ai contraccettivi”, il rapporto giustifica le spese dell’agenzia dell’ONU che investe i due terzi delle proprie uscite annuali per promuovere la salute riproduttiva. Non solo, dice anche che più fondi sono necessari per il futuro.

L’UNFPA intende mettere ulteriore pressione sui singoli paesi per spendere più soldi per “i servizi di salute riproduttiva”; ma impiegare più fondi nei piani sanitari nazionali non sarà sufficiente, dice il rapporto. Molti governi hanno già varato programmi di salute riproduttiva, ma “milioni di gravidanze sono ancora non volute o arrivano in tempi non voluti”. Così oltre a spendere si soldi i governi sono invitati a cambiare politiche. Misure specifiche suggerite dall’UNFPA sono: l’impegno a sostenere le campagne per aumentare gli investimenti nazionali nei servizi di pianificazione familiare; promozione di un crescente accesso ai preservativi e alla sensibilizzazione per una loro maggiore distribuzione; “l’estensione della scelta dei metodi”; miglioramento della qualità dei servizi; impegno ad espandere i servizi agli adolescenti anche con adeguata preparazione del personale.

Malgrado i numerosi proclami dell’organizzazione nell’invocare la propria “neutralità” in fatto di aborto, e dichiarazioni del tipo “l’UNFPA non fa campagna per o contro la legalizzazione dell’aborto”, il rapport o dimostra che l’organizzazione sta in effetti lavorando per promuovere “la pianificazione familiare come mezzo per ridurre l’aborto insicuro”. Il termine “aborto insicuro” è usato dai responsabili dell’UNFPA come sinonimo di “aborto illegale”. Il rapporto afferma inoltre che l’UNFPA promuoverà i “diritti riproduttivi” e i “servizi di salute riproduttiva”, concetti che sono stati spesso scorrettamente usati dalle agenzie e dalle commissioni dell’ONU come sinonimi di aborto.

Durante l’ultimo incontro del consiglio esecutivo dell’UNFPA, diversi paesi hanno espresso serie preoccupazioni riguardo alla mancanza di trasparenza nei resoconti dell’UNFPA e hanno domandato una riforma dell’agenzia. Il direttore esecutivo Thoraya Obaid ignora queste preoccupazioni nell’introduzione a questo rapporto e il rapporto stesso non ne parla. Obaid afferma invece di essere commossa dai successi dell’UNFPA ma anche “molto di più deve essere fatto” e che il futuro lavoro dell’UNFPA cercherà di “legare la salute riproduttiva, la popolazione e il genere con la più ampia questione della riduzione della povertà”. Il rapporto afferma che del budget dell’UNFPA 148 milioni di dollari sono andati per programmi di salute riproduttiva contro gli appena 51 milioni dedicati a programmi di sviluppo.

L’UNFPA è stata accusata in passato da inchieste dei governi britannico e statunitense di avere aiutato e promosso i programmi di aborto forzato in Cina. Un’inchiesta del New York Times ha anche rivelato il coinvolgimento dell’UNFPA in un programma coercitivo di controllo delle nascite in Perù, dove donne indios sono state sterilizzate senza il loro consenso o costrette a barattare la loro fertilità con qualche pacco di alimenti. Il governo statunitense, sotto l’amministrazione Bush, ha già ritirato il suo contributo annuale all’UNFPA diversi anni fa, decisione mai più rivista.