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inserito il: 21-8-2007
Il diritto all'aborto passa per l'Africa
di Samantha Singson

In un tentativo di rendere l’aborto ampiamente legalizzato in Africa, l’International Planned Parenthood Federation (IPPF) e il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) stanno lavorando in sede di Unione Africana (UA) per una strategia continentale che dia il via libera ai “servizi di salute sessuale e riproduttiva” incluso “l’aborto sicuro”. IPPF e UNFPA sono stati infatti i registi della stesura e della promozione di due documenti – “Linee guida continentali sui Diritti e la Salute Sessuale e Riproduttiva” e il “Piano di Azione di Maputo” – finalizzati a inglobare i “diritti e la salute sessuale e riproduttiva”  nei sistemi nazionali sanitari dei Paesi africani.

Nel 2005, l’IPPF è stata tra gli estensori delle Linee Guida che chiedono agli Stati dell’UA di “creare un ambiente favorevole per prevenire l’aborto insicuro”, “promuovere l’espansione delle cure post-aborto e l’uso di tecniche con l’aspiratore manuale (MVA)”, così come di “incoraggiare un dibattito responsabile per demistificare i tabù che circondano l’aborto”.

I bilanci dell’IPPF mostrano che l’organizzazione non governativa (una vera multinazionale della contraccezione e dell’aborto, ndr) ha speso 100mila dollari soltanto per la sessione speciale dei ministri della Salute africani che si è tenuta a Maputo (Mozambico) nel settembre 2006, che aveva l’obiettivo di varare un piano triennale per attuare le Linee Guida. Tale piano è ora conosciuto come Piano d’Azione di Maputo. Il Piano d’Azione di Maputo include costi dei programmi sanitari, obiettivi e misure per garantire i servizi abortivi e invita gli stati ad “attuare politiche e indirizzi legislativi”, a “preparare e realizzare piani nazionali di azione” e “ristrutturare ed equipaggiare le strutture chiamate a garantire tutti i servizi legati all’aborto”.

Uno dei modi in cui i sostenitori dell’aborto affermano la legittimità di questi due documenti è il fatto che sarebbero stati discussi agli incontri dei ministri nazionali della salute e perciò hanno il sostegno dei singoli paesi. Ma non è chiaro chi ha davvero partecipato a questi incontri e diversi critici affermano che le decisioni dei ministri della Salute non possono essere ritenute vincolanti per i governi.

Il Piano d’Azione di Maputo porta un nome simile a quello di un altro documento che si chiama Protocollo di Maputo, anch’esso contenente l’invito a legalizzare l’aborto. Il Protocollo di Maputo è un documento legalmente vinvolante per gli stati che l’hanno ratificato. Finora la firma è stata apposta da 21 dei 53 stati membri dell’UA. Future ratifiche sono molto incerte proprio per la controversia provocata dall’invito a legalizzare l’aborto su richiesta.

Per superare lo stallo nel processo di ratifica, IPPF e UNFPA si sono mobilitate con una doppia strategia. da una parte fanno pressioni sugli stati per ottenere un maggior numero di ratifiche, dall’altra cercano di aggirare l’ostacolo insinuando l’aborto nei ministeri della Sanità facendo in modo che siano dei burocrati della salute a mettere in pratica i due documenti non vincolanti che invocano l’aborto.

Il recente programma preparato dell’UNFPA afferma che il Piano d’Azione di Maputo sarà “il fulcro delle attività future” per il lavoro dell’agenzia in Africa. Definendo il Piano d’Azione di Maputo un modello per tutte le altre regioni, il direttore esecutivo dell’UNFPA Thoraya Obaid ha detto che “ora inizia il vero lavoro per il recepimento nei singoli paesi. Noi siamo pronti per sostenere l’Africa in questo chiaro impegno”.