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inserito il: 8-5-2009
CONTRO LA MALARIA, MA SENZA FAR MALE ALLE ZANZARE
di Anna Bono

Il 25 aprile, a partire dal 2007, si celebra la Giornata mondiale di lotta contro la malaria. Come ogni anno, alla vigilia è stato presentato un aggiornamento sulla situazione della pandemia che interessa almeno 109 stati e che continua a uccidere ogni anno circa un milione di persone, in gran parte bambini africani.

Il rapporto 2009 si intitola Malaria and Children, progress in intervention coverage, ed è stato realizzato dal Fondo mondiale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. Il Fondo è l’organismo fondato nel 2002 su proposta del G8 di Genova del 2001, e da Roll Back Malaria Partnership, l’ente costituito nel 1998 per attuare un "Global malaria action plan" su iniziativa congiunta di Oms, Unicef, Undp (l’agenzia ONU per lo sviluppo), e Banca Mondiale. Tale ente comprende circa 500 partner tra cui figurano governi di paesi in cui la malaria è endemica, enti privati, organizzazioni non governative, fondazioni e istituti di ricerca.

“Siamo pronti, per la prima volta nella storia, a rendere la malaria una causa rara di mortalità e malattia – è stata l’entusiasmante dichiarazione di Ann Veneman, direttore generale dell’Unicef, durante la presentazione del rapporto – la malaria ha i giorni contati”.

Sembra infatti che si disponga di risorse finanziarie tali da poter rispettare il termine del 31 dicembre 2010 posto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per raggiungere una copertura universale “con interventi essenziali per il controllo della malaria” che dovrebbero entro il 2015 portare quasi a zero il numero dei morti. Nel dettaglio, hanno spiegato i responsabili degli organismi internazionali impegnati nella lotta alla malaria, si stima possibile dotare entro il 2010 gli abitanti delle regioni malariche di 700 milioni di zanzariere trattate con insetticidi (ne sono già stati distribuiti 100 milioni tra il 2004 e il 2008), fornendo inoltre nel frattempo più di 200 milioni di dosi di farmaci antimalarici all’anno e insetticidi spray per 200 milioni di abitazioni.

Il costo della “copertura” universale è di 5,3 miliardi di dollari per l’anno in corso, 6,2 per il 2010, altri cinque miliardi di dollari tra il 2011 e il 2020, oltre a un miliardo sempre all’anno per la ricerca.

Si condividerebbe volentieri l’ottimismo del rapporto 2009 se fossero state fornite anche informazioni su ciò che davvero importa sapere, vale a dire costi, preventivi, mappa, risultati ottenuti e previsti delle opere di bonifica e di disinfestazione realizzate finora e in programma nei prossimi anni: perché sono questi gli interventi in grado di debellare la malaria.

Da sempre zanzariere e spray per uso personale e domestico hanno la funzione di proteggere almeno in parte chi vive in zone malariche riducendo l’esposizione al plasmodio, trasmesso dalla zanzara anofele, ma non si è mai contato su questi strumenti per sradicare la malattia. Lo stesso dicasi per i medicinali, benché riducano anch’essi il rischio di infezione e curino chi si ammala con ottimi risultati, per lo meno in pazienti non debilitati da altre malattie e denutriti.

Tutti gli stati, tra i quali l’Italia, che da decenni hanno eliminato la malaria ci sono riusciti non grazie a zanzariere, spray e farmaci, ma bonificando i loro territori, quindi eliminando gli habitat della zanzara anofele, e disinfestandoli, grazie a insetticidi efficaci come il DDT, messo però al bando negli anni 60, malgrado la sua provata efficacia, perché infondatamente ritenuto cancerogeno e gravemente inquinante per l’ambiente. Il DDT è stato “riabilitato” dall’Oms solo nel 2005: da allora alcuni stati, ad esempio, in Africa, il Tanzania e l’Uganda, lo stanno usando con buoni risultati.

Dove ancora l’epidemia imperversa è perché i governi responsabili non hanno attuato le collaudate misure impiegate altrove o non l’hanno fatto a sufficienza e perché la cooperazione internazionale allo sviluppo non ha concentrato i propri sforzi finanziari in quella direzione: se così fosse stato, da anni davvero la malaria sarebbe diventata “una causa rara di mortalità e malattia” e non sarebbe più necessario spendere cifre astronomiche per contenerne i danni.