Il dibattito succeduto al voto del 15 giugno con cui il Parlamento Europeo ha approvato i finanziamenti per la ricerca sugli embrioni umani, ha fatto emergere delle posizioni in ambito cattolico che rischiano di creare confusione e far perdere il senso vero di quel voto. Ci si riferisce in particolar modo - ma non solo - ad alcune interviste rilasciate dall’on. Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano e di recente tornato all’Europarlamento dopo molti anni di assenza. Secondo Casini, a rifare bene i conti “la maggioranza del Parlamento Europeo è contraria al finanziamento comunitario della sperimentazione distruttiva dell’embrione”. A suggerire questa sorprendente analisi è il fatto che l’emendamento Niebler (che avrebbe limitato l’uso degli embrioni a quelli creati prima del 31 dicembre 2001) sarebbe stato approvato se non fosse venuto meno il voto di un gruppo di parlamentari che pure avevano votato a favore dell’emendamento Gargani, che vietava il finanziamento tout court. Quindi, responsabili della sconfitta sarebbero stati dei parlamentari troppo intransigenti che hanno rifiutato il “male minore”.
In questo modo però, l’on. Casini – e con lui quanti ripetono le stesse cose - dimostra di non aver capito bene cosa è accaduto a Strasburgo, e va perciò chiarito che:
- Anche se fosse stato approvato l’emendamento Niebler, la sostanza del voto non sarebbe cambiata affatto. Certo, meglio qualche limite che nessuno, ma resta il fatto che in ogni caso sarebbe rimasta l’estrema gravità di un voto che è essenzialmente di natura antropologica, perché esprime una (non) concezione della persona umana, cosa peraltro ribadita da un comunicato dei vescovi europei. Il fatto è che una notevole quantità di fondi, pagati con le nostre tasse, saranno spesi per distruggere degli embrioni umani e l’approvazione dell’emendamento Niebler non avrebbe cambiato questa realtà.
- L’insistenza sull’importanza di “una linea di difesa arretrata” dopo che era stata superata la “linea di difesa avanzata”, e le accuse contro i parlamentari “intransigenti” rischiano di esaltare l’arte del compromesso anche in materia di “princìpi non negoziabili”, come Benedetto XVI ha definito “la tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale” (insieme a “famiglia e libertà di educazione”). Tanto è vero che dalle parole dell’on. Casini si ricava che in fondo l’emendamento Niebler sarebbe stato un compromesso accettabile, in quanto “massimo bene possibile in un dato momento storico”. Questo è un grave errore di valutazione, perché in nessun caso la ricerca sugli embrioni – pur limitata – può essere definita un bene, e ha l’effetto – certamente non voluto ma non per questo meno grave – di rinunciare a proporre con chiarezza ciò che è giusto, vero e che è bene per l’uomo. La scelta del politico – tra il compromesso necessario e la testimonianza umile e dignitosa – non è facile, ma ciò non può negare o annacquare la “non negoziabilità” di certi princìpi.
- Altra cosa è, ovviamente, far rilevare che i “no” alla ricerca sugli embrioni sono stati molti di più di quelli che erano previsti. E’ giusto sottolineare questo dato, ma l’on. Casini ne trae la conclusione che ci sia bisogno di replicare “Scienza & Vita” a Bruxelles per “creare un coordinamento trasversale tra parlamentari, come avvenuto in Italia”. In questo modo l’on. Casini non riconosce che l’aspetto positivo di questo voto è proprio dovuto a un coordinamento che già esiste e che ha come luogo l’Intergruppo parlamentare sulla bioetica, che in questi anni ha lavorato instancabilmente per promuovere nell’Europarlamento una cultura della vita e della dignità dell’uomo (citiamo gli italiani Tajani, Mauro, Gargani, Toia, Mantovani, Braghetto, i tedeschi Liese, Poettering e von Wuogau, il portoghese Ribeiro e Castro, la slovacca Zaborska, il polacco Zaleski). Sono loro il punto di riferimento e al loro fianco già lavora la “Fondazione Europa”, che intende portare a Bruxelles la voce e l’esperienza che nasce dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Ultima notazione: pur senza nulla togliere al merito dei parlamentari che hanno fatto approvare la Legge 40 sulla fecondazione artificiale, il successo di “Scienza & Vita” in Italia, associazione creata in vista del referendum proprio sulla Legge 40, è stato soprattutto il successo di una base che dal Nord al Sud dell’Italia si è mobilitata molto spesso spontaneamente e che ha trascinato anche i vertici politici ed ecclesiali.
- Quanti poi gongolano sulle promesse “strappate” al governo Prodi a proposito della difesa in Italia della Legge 40, sottovalutano evidentemente la portata del voto di Strasburgo e del rapporto tra legislazioni nazionali e Unione Europea. Purtroppo la realtà è che la legge 40 sarà di fatto vanificata e superata dalla legislazione comunitaria, visto che l’Italia si troverà costretta a finanziare a livello europeo una ricerca vietata entro i propri confini. Una contraddizione che – se non verrà bloccato il finanziamento comunitario alla ricerca sugli embrioni – si risolverà inevitabilmente a danno della Legge 40. E’ solo questione di tempo. E senza considerare che sarà tutta da verificare l’effettiva volontà di Prodi di sconfessare quanto fatto dal proprio ministro per la Ricerca Mussi.
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